VACANZE A CAORLE – Tra Caorle e Trieste il McDonald delle Tartarughe
Tartarughe Marine Carretta Carretta

VACANZE A CAORLE – Tra Caorle e Trieste il McDonald delle Tartarughe

Le ultime rilevazioni ISPRA censiscono circa 75mila tartarughe marine nel Mare Adriatico.

Per chi non lo sapesse migliaia di questi rettili ogni anno percorrono centinaia di miglia per raggiungere quel tratto dell’alto Adriatico compreso tra Caorle e Trieste.

Non vengono certo da queste parti per deporre le uova, ma bensì per alimentarsi e nutrire i loro piccoli.

L’alto Adriatico infatti è un paradiso marino poco profondo ricco di biodiversità e di crostacei.

E’ l’ambiente ideale per le tartarughe che, oltre ad alimentarsi con spugne, meduse, gamberetti e pesce, con le loro mascelle possono frantumare senza problemi i gusci duri dei granchi e dei ricci di mare.

“Nell’area tra Caorle e Trieste sono state censite tra le 10 mila e le 20 mila tartarughe, prevalentemente della specie Caretta Caretta, rettili che nascono nello Ionio e nel nord Africa e che poi vengono ad alimentarsi nel nostro mare” riferisce Clean Caorle.

“Si possono vedere soprattutto in estate, oltre le 12 miglia, e specialmente quando c’è il sole. Mangiano alghe, meduse e granchi.”

“Ma sono golosissime anche di cozze e vongole, e per questo motivo una della zone di maggior concentrazione di tartarughe sono le aree in cui sono presenti gli allevamenti di cozze e vongole, una sorta di fast food self service per loro”.

“Sono diversi oggi i pericoli in cui incorrono le tartarughe. Possono finire intrappolati nelle reti dei pescatori o ingerire un sacchetto di plastica credendolo una medusa. E nell’ultimo caso finiscono male.” avverte Clean Caorle.

I sacchetti di plastica galleggianti possono infatti apparire per loro come delle meduse, che sono la preda preferita delle tartarughe Carretta Carretta. Secondo le stime, almeno la metà di tutte le tartarughe marine del Mare Adriatico ha già consumato plastica.

Un singolo sacchetto di plastica può uccidere una tartaruga marina.

“A causa del loro tratto digestivo, non rigurgitano nulla”, ha scritto l’autrice Dr Britta Denise Hardesty dell’Organizzazione di ricerca scientifica e industriale del Commonwealth (CSIRO).

E allora, come fare per ridurre l’impatto di questi materiali sull’ambiente?

Nel nostro piccolo, se vogliamo difendere la salute del mare e preservarne le forme di vita, la prima cosa da fare è cambiare le nostre abitudini di acquisto.
Come? Applicando questi semplici principi:
– Ridurre: optare per prodotti con meno imballaggi, borse in stoffa, batterie ricaricabili…
– Riusare: scegliere il vuoto a rendere, il vetro al posto della plastica…
– Riciclare: selezionare i rifiuti, adottare la raccolta differenziata…
– Recuperare: produrre oggetti diversi dalla loro funzione originale, inventare nuovi utilizzi…

La scelta dipende solo da noi.

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